Terme di Traiano

Le terme di Traiano (latino Thermae Traiani o Thermae Traianae) erano delle terme dell'antica Roma, erette a pochi anni dall'incendio della Domus Aurea (104 d.C.) e concluse nel 109 d.C. da Traiano, con inaugurazione il 22 giugno. Sebbene precedute cronologicamente dalle terme di Agrippa e da quelle di Nerone e di Tito, furono le prime "grandi terme" di Roma e all'epoca infatti erano il più grande edificio termale esistente al mondo.

Come celebrato dai Fasti Ostiensi fu infatti nel 109 d.C., sotto l’impero di Traiano, che venne ultimata la realizzazione di questo imponente impianto. L’opera è attribuita all’architetto siriano Apollodoro di Damasco (autore anche del Foro di Traiano) ed a partire dalla sua inaugurazione si iniziò a parlare di edificio termale di stile “imperiale”. Con una superficie di circa 60.000 metri quadrati, le Terme rappresentarono il primo esempio di complesso termale monumentale aperto al pubblico e, fatto innovativo per quel tempo, accessibile anche alle donne.

Il suo progetto, oltre alla incredibile varietà di stanze per i bagni, previde una serie di accorgimenti davvero avveniristici per l’epoca: la presenza di grandi aree verdi dedicate a luoghi di aggregazione e svago per ogni classe sociale, biblioteche e palestre per la cura della mente e del corpo, ed un orientamento della struttura tale da massimizzare da una parte le quantità di calore e luce durante il giorno e dall’altra ridurre l’esposizione ai venti. Infatti, venne rivoluzionato il criterio dell’orientamento Nord-Sud, fino ad allora indiscusso, privilegiando quello disposto lungo l’asse Nord-Est / Sud-Ovest. Infine, venne inaugurata la disposizione speculare degli ambienti rispetto all’asse centrale. A partire da quel momento, i successivi impianti termali di Roma, tra cui le Terme di Caracalla, Diocleziano e Decio, vennero tutti realizzati secondo questi criteri.
L’area su cui le Terme furono costruite era parzialmente quella su cui vennero precedentemente edificati altri capolavori memorabili dell’epoca, come il padiglione “Esquilino” della Domus Aurea (distrutta dall’incendio del 104 d.C.) e la struttura in cui venne rinvenuto lo spettacolare affresco chiamato “Città dipinta”. Per il resto, altri ambienti vennero realizzati appositamente con lo scopo di collegare le varie parti del complesso ed ospitare stanze adibite a spogliatoi (apodyteria), bagni e sale per saune e massaggi.



Dalla Forma Urbis Severiana, la pianta marmorea risalente al III secolo d.C., e dai resti attualmente presenti all’interno del Parco di Colle Oppio, è possibile ottenere una ricostruzione verosimile della planimetria, sfruttando anche i disegni rinascimentali conservati ed una certa somiglianza con altri grandi complessi termali (Caracalla tra tutti).
L’accesso alle Terme poteva avvenire da diversi punti. L’ingresso monumentale situato a Nord-Est dava direttamente verso gli ambienti dedicati ai bagni. Proseguendo lungo la stessa direzione, si incontravano in sequenza la piscina di acqua fredda (natatio), il frigidarium centrale ed infine le stanze dedicate al bagno tiepido (tepidarium) e caldo (calidarium). Sempre su questo lato si trovavano spogliatoi e palestre. I resti attuali delle Terme sono pochi ma imponenti: una esedra, quella della palestra situata ad est, l’abside della stanza posta sul lato meridionale e l’area delle Sette Sale, nome con cui sono noti gli enormi contenitori che assicuravano il rifornimento d’acqua per le Terme.
Grazie alle epigrafi rinvenute, è stato possibile individuare alcune tra le numerose opere d’arte che dovevano decorare gli ambienti delle Terme. Tra queste, la statua di Laocoonte attualmente conservata nei Musei Vaticani, una grande vasca di granito ora situata all’interno del Cortile del Belvedere e un altare dedicato a Giove.

È indiscutibile come le Terme di Traiano rappresentino tuttora un luogo affascinante e suggestivo. Visitandole, si percorre un itinerario ideale attraverso un ambiente da sempre associato al relax ed al benessere psicofisico. Una struttura già allora fondamentale dal punto di vista del ruolo e  dell’importanza sociale che rivestiva e che risulterebbe incredibilmente attuale anche al giorno d’oggi.

 

Descrizione delle parti del complesso 

La costruzione delle Terme di Traiano fu eseguita intervenendo su un’area urbana di oltre sei ettari, sicuramente occupata da costruzioni precedenti: ad esempio dal padiglione esquilino della Domus Aurea, dalle terme di Tito e da altre strutture rinvenute nell’angolo Sud-occidentale delle terme. Questi edifici sono tutti caratterizzati da un orientamento Nord-Sud. La presenza della Domus Aurea indica che l’area era per la maggior parte già di proprietà imperiale e questo avrebbe facilitato la costruzione di un complesso così vasto come le Terme di Traiano in un luogo centrale e prestigioso di Roma. In seguito a un grave incendio, databile intorno al 104 d.C., che colpì la famosa residenza di Nerone, Apollodoro demolì tutto ciò che rimaneva dei piani superiori del complesso, lasciando soltanto i locali del piano terreno che usò come basamento per le future terme. Contestualmente ordinò la demolizione e l'interramento di numerosi edifici adiacenti, in modo da ottenere una vasta area sulla quale poter realizzare l’impianto termale. Proprio queste operazioni di demolizioni e interramento hanno sigillato e salvaguardato una buona parte della Domus Aurea e del quartiere pretraianeo. Le Terme di Traiano sono disposte su un asse Nord-Est/Sud-Ovest e sono ruotate di 36° rispetto all’orientamento Nord/Sud dell’edilizia preesistente, per sfruttare al massimo la luce e il calore solare, garantendo al calidarium il massimo irraggiamento tra il mezzogiorno e il tramonto. La disposizione verso i punti cardinali, propria dell’edilizia preesistente, riemerge comunque in alcuni punti, come nella cosiddetta cisterna delle "Sette Sale".

Le Terme di Traiano appartengono al cosiddetto "Grande Tipo Imperiale". L’impianto termale era composto da due parti principali: gli edifici del recinto e il corpo centrale. Il recinto (330 x 315 m), probabilmente un'invenzione dell'architetto Apollodoro, delimitava la piattaforma sulla quale era costruito il complesso: esso era rettangolare, porticato su tre lati, con ambienti destinati ad attività sociali e culturali, e racchiudeva al suo interno un'ampia area verde scoperta, identificata con una grande palestra (xystus o palaestra). Il recinto terminava con un’imponente esedra al centro del lato Sud-occidentale, sopra i resti della Domus Aurea. All’interno essa era fornita di gradinate a guisa di un teatro e può darsi che servisse per assistere alle gare ginniche che si svolgevano nello xystus.

L'ingresso monumentale alle terme si trovava al centro del lato settentrionale e si apriva con una sorta di propileo. Altri accessi al complesso erano localizzati nel recinto ed erano costituiti da scale, necessarie per superare il dislivello tra il piano del quartiere circostante e quello del nuovo edificio. Tra i resti pertinenti al recinto, visibili nel Parco del Colle Oppio, c'è una sala bi-absidata sul lato settentrionale del complesso, orientata come la Domus Aurea. Altre esedre più piccole, invece, si aprivano nel perimetro: due di queste erano poste negli angoli settentrionali. Ciascuna di esse era costituita da due strutture semicircolari e concentriche. La loro funzione è ancora incerta. L’esedra Nord-orientale è quella meglio conservata: tradizionalmente interpretata come ninfeo con fontane, essa presenta lungo la parete undici nicchie alternativamente rettangolari e semicircolari, ed è coperta da una semicupola decorata a cassettoni ottagonali e triangolari.

La presenza di forti pendenze nella morfologia del Colle Oppio rese necessaria la realizzazione di un terrazzamento sugli altri tre lati del recinto, al di sopra del quale furono edificate le terme. A questo sistema di sostruzione è da attribuire una serie di celle o grotte, oggi in parte visibile sul lato Sud-occidentale del complesso. Altre due esedre si aprivano negli angoli del lato meridionale: esse erano costruite da una struttura semicircolare posta all'interno di un'altra di forma rettangolare.

L’esedra Sud-Occidentale è quella meglio conservata ed è interpretata come una grande biblioteca: l’emiciclo dell’esedra, infatti, è caratterizzato dalla presenza di un doppio ordine di grandi nicchie rettangolari, identificate come contenitori di armadi per conservare libri e documenti. Tra le due file di nicchie sono visibili i profondi incassi per il sostegno di un ballatoio ligneo. Negli ambienti di forma triangolare, ricavati nello spazio tra la struttura quadrangolare e l’emiciclo dell’esedra, vi erano i corpi scala, forse riservati esclusivamente al personale di servizio delle terme, per mezzo dei quali si accedeva al ballatoio in corrispondenza del secondo ordine delle nicchie e ai piani superiori di stanze poste ai lati all’edificio. L’esedra era coperta da una semicupola, oggi conservata per un’altezza di 4 m, ed era decorata da cassettoni a forma di trapezio. Nelle riproduzioni di Giovanni Battista Piranesi si vede che le cassette trapezoidali si alternavano a quelle più grandi di forma esagonale. Pochi resti rimangono, invece, dell’altra esedra Sud-orientale, sull’angolo opposto del recinto, ancora parzialmente visibile ai tempi di Piranesi. Dall’analisi del recinto esterno del complesso si deduce che esso, visto da fuori, non costituiva un insieme architettonico organico: il profilo esterno, infatti, fu determinato soprattutto dalla necessità di inserire le terme in un quartiere preesistente. L’interesse dell’architetto, invece, era tutto rivolto verso l'interno del complesso.

L’edificio centrale (circa 190 x 212 m) si presentava come un blocco rettangolare chiuso, dal cui perimetro sporgeva solo il corpo del calidarium. L’edificio centrale era posto al centro del recinto e forse era addossato al lato settentrionale, dove si apriva l’entrata principale. Dopo l'ingresso, le aule termali erano disposte in sequenza lungo l’asse centrale: la natatio, il frigidarium, il tepidarium e infine il calidarium. Intorno a questo asse erano distribuiti simmetricamente tutti gli altri ambienti, ad esempio gli spogliatoi e le palestre. Purtroppo tutto il fabbricato centrale è andato distrutto e restano soltanto alcune strutture: l’esedra di uno degli ambienti interpretati come palestra, l’abside di un’aula del lato Sud, e parte della muratura del frigidarium, riutilizzata in un casino di caccia dei Brancaccio e oggi sede del Centro Anziani. Queste tre strutture, molto vicine tra loro, sono visibili al centro del Parco del Colle Oppio. L’esedra della palestra orientale conserva parte della semicupola a lacunari quadrangolari e la parete è scandita da una successione di nicchie semicircolari e rettangolari.

Nel contesto delle antiche terme sono stati trovati diversi mosaici ed affreschi provenienti soprattutto dagli edifici sotterranei, precedenti alla costruzione delle terme: l’affresco della "Città Dipinta", il "mosaico della Vendemmia" e il prestigioso e raro mosaico parietale raffigurante Apollo e le Muse, rinvenuto per una lunghezza di circa 16 m nei recenti scavi della Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale. In seguito a recenti studi sembra da escludere, invece, la provenienza da questo complesso del gruppo del Laocoonte, attualmente conservato nei Musei Vaticani, il quale sembra invece provenire dai vicini Horti Maecenatis.

 

Storia in dettaglio

Da Pausania e da Dione Cassio sappiamo che le terme furono progettate per l’imperatore Traiano (98-117 d.C.) dall'architetto Apollodoro di Damasco, impegnato negli stessi anni anche nel Foro di Traiano e nei Mercati di Traiano. Alcune fonti tardo antiche e alto medievali, invece, attribuiscono buona parte della costruzione delle terme a Domiziano (81-96 d.C.) La datazione all’età traianea, però, è confermata dai numerosi bolli laterizi rinvenuti a più riprese nell’area. Dalle fonti letterarie antiche ci giunge la notizia che le terme erano ancora in uso nel IV o V secolo d.C., quando esse furono adornate di statue dal prefectus urbis Felice Campaniano. Tradizionalmente si ritiene che il complesso abbia perso la sua funzione termale dopo il taglio degli acquedotti effettuato nel 537 d.C. da Vitige, re dei Goti, per costringere Roma alla resa. Tuttavia recenti scavi archeologici sembrano anticipare l'evento al V secolo d.C. per il rinvenimento di una necropoli all'interno del complesso termale, nello spazio antistante l'esedra nord-orientale. Le tombe ritrovate nei pressi dell'emiciclo sembrano abbandonate intorno al VII secolo d.C. Durante il Medioevo il Colle Oppio fu respinto ai margini dell'abitato e occupato da vigne e orti, i quali preservarono gran parte delle terme da sovrapposizioni edilizie. Nel 1871, nell'ambito delle nuove programmazioni urbanistiche rese necessarie dalle nuove esigenze di Roma Capitale, l'area venne destinata a giardini pubblici, mentre gran parte della sommità del Colle Oppio fu acquistata dalla famiglia Brancaccio. Tra il 1935-36 A. Munoz, Direttore dell'Ufficio Antichità e Belle Arti del Governatorato di Roma, dopo aver espropriato la proprietà ai Brancaccio, intervenne nell'area del Colle Oppio per la creazione di un parco archeologico, realizzato modificando le pendenze dell'altura, in particolare con la costruzione del viale del Monte Oppio. Il nuovo asse viario era stato concepito come un viale panoramico avente sullo sfondo il Colosseo e con la funzione di raccordare la valle dell'anfiteatro con via Merulana; tuttavia esso attraversa il complesso delle Terme di Traiano, impedendone una comprensione unitaria.

 

Ultimi ritrovamenti

Nel 2011 è stato scoperto un mosaico sotto le Terme di Traiano.

Un nuovo Apollo emerge dalle viscere del colle. Un eccezionale ritrovamento a due passi dalla Domus Aurea, dal Colosseo e dall’area archeologica centrale. Un mosaico di grandi dimensioni.

Il manufatto è riaffiorato non lontano dall’affresco della «Città Dipinta», che era stato trovato nel criptoportico traianeo nel febbraio del 1998.

L’area è ancora quella del tunnel traianeo, il mosaico ha al centro le figure di Apollo e delle muse. E proprio Apollo era il dio raffigurato in grande evidenza con una statua nell’affresco della città ideale grande una decina di metri quadri.

Siamo sotto la grande esedra del complesso termale ideato per Traiano nel 109 dell’era volgare dal geniale architetto Apollodoro di Damasco, la nuova scoperta riguarda con tutta probabilità un edificio precedente l’impianto traianeo.

È toccato agli archeologi della sovrintendenza comunale scoprire il gioiello del criptoportico. Il mosaico, proprio come il celebre affresco di «Apollo e le muse Clio e Euterpe» (I sec.) conservato a Pompei, o l’antico frontone del tempio di Luni conservato a Firenze, ritrarrebbe il dio della poesia e del Sole.

Ci sono ancora altri dieci metri da scavare in profondità. Tutto questo fa parte di un edificio di età Flavia coetaneo della Domus Aurea. Il piano di calpestio alla base risale al 60 dell’era volgare. Sopra il criptoportico e il mosaico ci sono le terme di Traiano inaugurate nel 109.

Il criptoportico che in età moderna aveva ospitato una polveriera napoleonica è oggetto di fortunate indagini dalla seconda metà degli anni ’90.

Fu lì infatti, nel febbraio del 1998, che in fondo alla lunga galleria di sessanta metri (larga otto) fu riportato alla luce il celebre affresco a volo d’uccello di una città che fu presto definita «Città Dipinta» e che secondo l’immaginifico critico d’arte Federico Zeri accorso a vederlo avrebbe potuto rappresentare perfino l’antica Londinum (Londra).

L’affresco lasciò senza fiato la prima che lo vide, l’ archeologa Elisabetta Carnabuci: la rappresentazione di una città , con la sua cerchia di mura turrite, mostrava sulla sinistra l’azzurro di un fiume attraversato da un ponte e con i camminamenti esterni. In basso un mausoleo dai toni dorati e una fila di case rosse, vicino un quadriportico colonnato e sul limite destro un tempio ed altri edifici su un’altura. Al centro della città infine una statua dorata di dimensioni colossali posta all’incrocio tra due strade. E ancora: un teatro, accanto al quale ecco svettare una statua d’Apollo su alto basamento. Lo stesso dio raffigurato nel soggetto del mosaico appena scoperto, che segue di 6 anni il rinvenimento di un altro importante pavimento a tessere.

 

 

Fonti:

http://it.wikipedia.org

http://ilfattostorico.com

http://www.ezrome.it